Appunti di Storia moderna

sabato 21 maggio 2016

Sei cose impossibili

Quel che non sopporto davvero, in fin dei conti, at the end of the day, la vera fonte della mia insofferenza per certo prossimo, è la mancanza di fantasia nelle persone. E' una cosa che non riesco proprio a perdonare, e che mi rende gli altri non solo noiosi ma anche sgradevoli alla vista, soprattutto quando la mancanza di fantasia è perseguita con compiaciuta convinzione. Intendo questa mancanza nell'accezione più ampia, come disposizione dell'animo piuttosto che come effettiva capacità della mente. Sono infatti convinta che la fantasia sia una qualità morale prima che una capacità cognitiva. Non è saper immaginare bellissime fiabe, è come dire, riuscire ad aprire delle porte nella vita di ogni giorno. 

domenica 20 marzo 2016

Denis Villeneuve, la morale dell'emergenza

L'ultimo film di Denis Villeneuve, Sicario, è una specie di discesa nei sottoboschi morali della società, dove i confini fra l'istituzione e il crimine si rivelano labili al punto di un paradossale compromesso - pena il venir meno dei precari equilibri nella gestione del territorio, del tutto affidata ai loro rapporti di forza. Assistiamo alle vicende attraverso lo sguardo di Kate, talentuosa agente dell'FBI che viene coinvolta in un'indagine per la quale non era preparata: siamo nelle zone del Messico sottratte al controllo dello Stato, in cui vige un sistema parallelo di potere nelle mani dei re della droga. 
Il cinema di Villeneuve è attraversato da forti tensioni morali. La sua realtà è feroce e contraddittoria, carica gli individui di oneri morali gravosi e laceranti, chiamandoli a scegliere fra istanze opposte e ugualmente pressanti. Qui l'articolo completo

domenica 6 marzo 2016

Libido accademica

E' più forte di me: apprezzo spesso gli articoli un po' decadenti di Alessandro Piperno - molto meno i suoi romanzi -, anche quando non sono d'accordo con lui. Ha un certo gusto per il sensazionalismo, d'accordo, ma apprezzo sempre quel suo tentativo di rendere omaggio a una cosa che mi sta molto a cuore: quella cosa per cui se non ti si ritorce contro, non è filosofia.

domenica 21 febbraio 2016

Legioni di imbecilli? Temo di più le legioni di intellettuali

Com'è noto, dice Eco che "i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un premio Nobel".

Ho seri dubbi che un mondo in cui possa esprimersi pubblicamente solo gente come Wu Ming possa essere migliore. 
Se poi ci addentriamo nei criteri per definire chi invece avrebbe diritto di parola, mi chiedo chi entrerebbe a far parte di queste distinte legioni di intellettuali. In giro c'è tanta gente di dubbissimo spessore intellettuale che se lo autoattribuisce al punto che gli altri ci credono, che rischierebbe seriamente di essere inclusa nel gruppo, finendo persino per pretendere di dare lezioni alle legioni di imbecilli. Io ho più paura dei finti intellettuali che dei veraci imbecilli. 

domenica 7 febbraio 2016

Geopolitiche del gusto

Al di là dello snob e del poveretto
Ogni volta che qualcuno ostenta la musica che ascolta, le sue letture, i posti che frequenta, i suoi consumi culturali in quanto indiretta emanazione dal suo status, il mio pensiero va alla buonanima di Pierre Bourdieu: mentre ci si crede i più very autentici, i più fighi di tutti, quelli con i gusti giusti, resta che ciascuno tende a esibire dei consumi culturali come distintivo di classe (leggi: habitus). 

giovedì 21 gennaio 2016

Microresistenze

[Ho scritto questo post nell'ottobre 2014. Non l'ho mai pubblicato perché lo giudicavo troppo smieloso, tendenzialmente banale, forse paternalistico e certo oggettivamente insopportabile. Anche ora, a rileggerlo, provo un certo fastidio. Tuttavia, devo prendere atto che si tratta di uno dei post che più spesso mi tornano in mente quando parlo della vita con le persone. Vorrei dire loro: "però ecco, vedi, ci sono le microresistenze" e spiegare nel dettaglio che cosa intendo. Perciò ho capito che il post riguarda qualcosa che in generale ritengo molto importante nella vita. Per questo voglio essere indulgente sui suoi risvolti diabetici].

Poi torno alla consueta acidità, giuro. 

Eravamo intorno a un tavolo, e dopo esserci raccontate, in quattro, i rispettivi disastri, eravamo giunte alla conclusione che: "è tutto una merda". La più propositiva era L. Io, se posso fare una classifica, stavo al secondo posto. 

domenica 27 dicembre 2015

Star Wars: la mia recinzione

Sono anni che laggente me lo nomina e a me tocca sempre rispondere con un evasivo "eh?! sorry, non parlo latino". Complice mio figlio, complici le feste, finalmente dico - d'accordo vediamolo. Sì, insomma, parlo di Star Wars. 
Prendo un vecchio episodio qualunque ed ecco che improvvisamente mi compare l'attore protagonista di quel film tragico e pesantissimo che è Shindler's list - che quindi associavo a grandi virtù, pathos etico e austerità morale -, indossare un accappatoio marrone in pubblico con la stessa nonchalance di uno che gira vestito, mentre incede con passo felpato in compagnia di un altro tizio fresco di brushing nonché svestito uguale. Con l'aria di chi fa una cosa perfettamente normale, essi discettano con disinvoltura di senati e repubbliche ultraterreni; prendono solennemente sul serio un manipolo di ranocchi dislessici che impartiscono ordini da sott'acqua stando seduti su una specie di seggiolone per minori di 18 mesi. Una sinistra e carnevalesca aria da Signore degli anelli - dopo l'incrocio forse incestuoso con My little pony - impregna l'atmosfera del film sin dai primi secondi. Senonché mi chiedo - perché a questo punto non metterci dentro anche che so il figlio illegittimo di Harry Potter nato dopo l'incidente coi Transformers 4 in occasione del pranzo domenicale di Peppa Pig (magistralmente interpretata da Amanda Lear), e non shakerarli nello stesso frullatore del tutto e niente a cui hanno già abbondantemente attinto per la sceneggiatura? No, chiedo. Già quell'avamposto di Halloween vestito di nero con la maschera di plastica fabbricata male mi pareva quanto meno discutibile. Ma anche agli scontri con le spade laser proprio non riesco a credere, nonostante tutto l'impegno di attori, regista, direttore della fotografia, ufficio marketing; tanto meno a quei robot antropomorfi telecomandati da un tizio verde con le orecchie a punta pelose. Per non parlare di quella specie di comitato direttivo trash di alieni con la gonna a strascico, che non voglio commentare per non urtare la suscettibilità dei tanti affezionati alla saga. 
Senza offesa per gli star wars dipendenti, la prossima volta che mi faranno la domanda, al posto del latino mi limiterò a un eloquente - mah vedi, è che non è il mio genere.

domenica 6 dicembre 2015

Lavare i piatti a Londra, ovvero esterofilia e società

Appunti.

Divento progressivamente insofferente rispetto a ogni manifestazione gratuita di esterofilia. La questione dell'emigrazione è politicamente molto seria, ma ora non è di questo che voglio parlare. Ora che a breve finirò all'estero anch'io, provo dei sentimenti ambivalenti nei confronti di quest'esterofilia diffusa per cui, comunque e quantunque, all'estero è fico

sabato 3 ottobre 2015

Note sul morire

Definitivamente abbandonato ogni proposito di leggerezza: buongiorno. 

Ricordo che quando ho letto di Simone De Beauvoir, che da ragazza soffriva di terribili crisi al sol pensiero della morte, ho provato immediata comprensione ed empatia: in fondo, talvolta capita anche a me, di restare letteralmente atterrita dall'idea della morte.

venerdì 25 settembre 2015

Sul ricatto narrativo dei buoni sentimenti

Caro lettore,
ho deciso di rispondere alla tua mail, così, pubblicamente (non so se conosci quella storia, di punirne uno per educarne cento). Prendo la tua capziosa mail come pretesto per togliermi un sassolino che ho incastrato nella scarpa da tempoStavo stravaccata sul divano senza alcun meglio specificato desiderio di essere operativa, anzi sprofondando nella migliore inutilità serale che ti rinfranca da una giornata pesante, ed ecco che apro la mail e leggo una cosa che mi ha strappato subito una risata. Dice: 
"come sopravvivere a tanto decostruzionismo?". 

lunedì 27 luglio 2015

L'ultimo pezzo di torta rimasto

Perché chiedere il permesso e preoccuparti degli altri se puoi direttamente impossessarti di quello che vuoi?  

Non c'è bisogno di fare quella faccia terrorizzata, il post è molto semplice. Nessuna teoria, questa volta. Nessuna conclusione morale edificante, nessun sermone. Questa non è una parrocchia. Parleranno i fatti. Io mi limito a riportarli, perché i posteri sappiano, perché i posteri non si mettano in testa la bizzarra idea che una volta si stava meglio. Per il giudizio, rimando a quel luogo stantìo, maleodorante e in preda alle muffe, che è la coscienza di ognuno. 


domenica 21 giugno 2015

Le mie illusioni me le tengo strette

Omaggio al solstizio d'estate

Per capire che le illusioni sono una cosa seria - e preziosissima - ci ho messo tantissimo. Ora, quelle che ho, quelle che mi sono scelta e sudata, me le tengo strette. 

Il cinico disincantato mi fa un po' pena. Dentro di me penso: dilettante! Crede di aver capito tutto, ma non ha capito niente. Non sa che oltre il disincanto c'è un'altra fase, la più interessante di tutte, quella delle illusioni che ti sei scelta, che ti sei conquistata, e su cui francamente non sei molto disposta a negoziare. Ci sarà sempre qualcuno pronto a dirti: ah! tutte illusioni! la realtà è questa, cara mia! Con la voce di chi ha capito tutto della vita, ma in realtà si limita a trasfigurare i propri fallimenti in senso normativo (pretendendo che debba valere lo stesso per tutti gli altri). Ma insomma, il tacchino induttivista di Russell non vi ha insegnato proprio niente?

giovedì 4 giugno 2015

La morale dei rassegnati

O dell'alzare il cielo

Qualche sera fa, un'amica quarantenne e straniera esprimeva il desiderio di riprendere a studiare. Come prevedibile, subito è scattato l'obbligo ad abbassare il tiro: una tizia le dice, ma và, lascia perdere, che poi, i migliori sono quelli che si sono messi subito a lavorare senza studiare, ormai che vuoi fare... Perché ogni volta che qualcuno osa desiderare qualcosa di diverso dal solito, deve essere rimesso al suo posto? Nel post mi riferisco a cose apparentemente diversissime, ma tutte accomunate da questo funesto "rimettere a posto" chi osa eccedere la soglia del mediocre stabilita da una cricca di mediocri, vampiri che succhiano la voglia di vivere del prossimo per infilargliela nel cellophane.

Post scritto palesemente a caldo molto tempo fa, ma sempre attuale. Lo pubblico ora per motivi affettivi. 

sabato 23 maggio 2015

E tu, di cosa ti occupi?

Diciamo chiaramente che comincio a trovarmi in quella fase in cui alla domanda "cosa fai nella vita?" non sono più ammesse incertezze. Devi definire chiaramente chi sei, impacchettarti in una serie di definizioni esaustive, come attraverso dei tag, non dico che devi trasformarti in un brand ma secondo me, sotto sotto, sì. La sussunzione categoriale del chi sei non può più fare a meno della classificazione lavorativa. Si comincia da: studi? lavori? Oggi persino alla Biblioteca nazionale (Roma) non mi hanno prestato un libro perché non potevo dimostrare la mia appartenenza a una casella; alle mie ripetute proteste è stato invocato Il Regolamento (Kafka, il mio pensiero è ora rivolto a te); ma il paradosso delle biblioteche con la loro corsa a ostacoli a danno della gente che, dopotutto, chiede solo questa cosa criminale che è il poter leggere, mentre deve perdere tempo a spiegare di non essere un delinquente, è materia per altro post. 
In ogni caso l'interlocutore non riesce a rapportarsi a una persona senza previo incasellamento nel tag; non riesce a viversela così, come gli appare, come gli viene, non riesce a viversi il flusso hic et nunc dell'altro/a. Dico: ma non vi annoiate? Io preferisco indovinare, preferisco pormi domande, immaginare un mistero: perché senza etichetta non sapete vivere? (Ahhh, la reductio ad etichettam).