Credo che al di là di tutto il grande contributo di Marx consista nell’aver dato rigore teorico a un’idea straordinariamente semplice: la realtà si può cambiare. Marx è il più grande teorico del cambiamento. E il comunismo andrebbe considerato, come suggerisce il prof. Vinci, un’idea regolativa prima che una previsione con un certo grado di effettualità. E’ la tensione che va colta – laddove questa è generata dall'adozione di una nuova prospettiva.
Come sempre, forse, quello che importa di più è l’istanza di fondo di una teoria. Per questo trovo che l’involuzione accademica in senso puntigliosistico danneggi la filosofia. E’ vero che spesso il dettaglio cela l’essenziale, ma è bene al contempo che l’essenziale non venga sotterrato dall’eccessivo zelo della focalizzazione del dettaglio. L’analisi talora è una vivisezione di corpi morti. Anche se forse è dal suo obitorio che bisogna passare per giungere a una vera sintesi - e la sintesi di Marx risiede, probabilmente, nell’aver teorizzato questa fondamentale istanza.