Appunti di Storia moderna

domenica 20 novembre 2011

Gli insospettati limiti del boicottaggio

Se in questa città volessimo praticare coerentemente il boicottaggio per protestare contro la mafia (ammesso e non concesso che servirebbe) sarebbe un gran problema. 
Che lo shopping possa contare su pochi rivenditori “non autorizzati” lo sapevamo. Ma adesso la questione si fa più radicale. Ora dovremmo boicottare anche le strade lastricate dalla Multiservizi, la sua segnaletica stradale, l’illuminazione pubblica, il cimitero, quei pochi parchi rimasti. Il Parco Caserta, dove la gente cerca una redenzione sportiva, insieme al sudore degli iscritti esala mafia. La Perla dello Stretto, ex-abituale ripiego domenicale delle famiglie e delle coppiette, sembra nascondere in quella conchiglia tutt’altra perla. Ogni scampagnata fuori porta è un involontario itinerario nelle tappe della ‘ndrangheta. Il comune stesso naturalmente, la regione, sono conniventi...per dire solo le ultime.
Per boicottare la ‘ndrangheta dovremmo semplicemente barricarci in casa.

Nella non parola

*i primi versi preannunciati. 

Cerco
l'impossibile del linguaggio
lo stremo del fonema
il verbo liminare
lo strapiombo del dire

l'indicibile
affogato in un altrove

Nel buio del covo preverbale
ho perso le sillabe
le ho viste cadere
lente, folli
in verticale
dritte nel precipizio del parlare
e gli occhi spalancati di silenzio

domenica 13 novembre 2011

Piazze che contano

Chi ci governa oggi? Che si mangia stasera? Che tempo farà domani?

Sì, sono contenta, ma temo che ci sia un problema oscurato dall'euforia generale. Che Berlusconi prima o poi sarebbe finito lo si sapeva - senonaltro per questioni biologiche. Quello che speravo era che se ne andasse preso a calci dalla democrazia, per così dire. Invece se ora possiamo stappare le bottiglie di champagne davanti al Quirinale è “grazie” alla stessa entità informe che il 15 ottobre ce le ha fatte rompere: il mercato. La vera sfiducia è stata votata a Piazza Affari. Altro che Piazza San Giovanni.
Tutto ciò è deprimente. La gente invece si rallegra perché, del tutto accidentalmente, le cose sono andate per il verso che sperava. Non vede la realtà: non vede che, comunque, abbiamo assistito a dinamiche tra poteri forti nelle quali la gente non conta nulla. Quanto sta accadendo è il trionfo del fatalismo. Un colpo di fortuna (eh, si vedrà: tutto ciò che ha reso possibile Berlusconi non se n'è mica andato con lui), solo questo poteva levarcelo di torno? Se l'entourage avesse avuto garantiti poltrone e favori a oltranza, e non lo avesse "tradito"? Ricordiamocelo, pensiamoci, che le dimissioni non sono arrivate per il magico riaffiorare della democrazia, ma per qualcosa che ha molto a che fare con il suo opposto.