Appunti di Storia moderna

giovedì 24 settembre 2009

Lo sborone.

A distanza di lungo tempo, dopo L'Asociale e Il Tirchio, torna a grande richiesta su questo blog la sezione antropologia a spizzichi e bocconi, la rubrica che getta luce sui tipi umani senza però mai illuminarli del tutto.
Oggi parliamo dello Sborone, di cui mi riservo di omettere le eventuali etimologie per motivi strettamente pudici, anche e forse meglio noto come lo spaccone, lo spocchioso, il vanitoso, il saccente, l'egocentrico, ecc ecc.
Lo Sborone è un tipo umano interessante da analizzare, perché è fondamentalmente un bizzarro. Tale bizzarrìa deriva dall'esasperazione di alcune caratteristiche che presso altri soggetti, comunemente, sono presenti in formato ridotto; vale a dire: l'autoesaltazione, il narcisismo. Ciascuno di noi, infatti, ha una certa dose irrinunciabile di narcisismo, presente in vari gradi e intensità, ma in genere limitato all'autocompiacimento per un presunto o reale o attribuito ma non verificabile successo, alla soddisfazione nell'udire un complimento, al desiderio di mostrare agli altri, eventualmente anche a mezzo finzione, la parte migliore di sé, al mostrarsi, come si dice, tendenzialmente splendidi in società, e al cercare moderatamente l'approvazione altrui. Qui, forse, siamo nella norma.

Lo Sborone invece, ha la mente pressoché del tutto ingombra da un solo pensiero: io sto apparendo. L'idea che qualcuno gli stia di fronte, eventualmente nell'atto di interloquire o di guardarlo, gli procura un' incontrollata libidine, un'autentica eccitazione che probabilmente porta anche all'erezione o al suo corrispettivo femminile, ma questo non so confermarlo dato che non è mia abitudine scrutare nei pantaloni delle persone che ho di fronte, men che meno degli sboroni.

martedì 1 settembre 2009

Come dividersi in quattro pur rimanendo una.

Ergo: microcosmi.

All'inizio c'è una calma spettrale, un silenzio e una tranquillità persino noiose. Sulle note di House of the rising sun i camerieri oziano bellamente, passa un menu, porta una Beck's, sparecchia il tavolo n.29. Resta pure il tempo per una sigaretta, per una chiacchierata semiseria al bancone, per sistemare gli angoli delle tovaglie che in realtà non ne hanno alcun bisogno. Ahhh che noia.

Neanche il tempo di dirlo, ne entrano 20. Tutti addobbati a festa e con aria spiritosa, aspettano un tavolo per 20 che non esisterà mai, lì. Allora unisci i tavoli, sposta le sedie. Ok: dai, finalmente si fa qualcosa.
Il caso vuole che proprio in quell'istante entrino due gruppi da 5 e da 6 rispettivamente. Contemporaneamente altri 10.
Peccato che si è solo in due a gestire tutto.

Scusa, possiamo ordinare? Certo. Da bere? Mmmm aspetta che mi prendo? Una Corona. Scrivo una Corona. Aspetta aspetta no, metti Heiniken. Ok, cancello e riscrivo. Le pepite sono piccanti? Me le fai avere piccanti? Nel frattempo da un altro tavolo chiedono il conto. Un altro tavolo ancora reclama i cocktail ordinati un'ora prima. Ma nel frattempo. Senti cancella tutto e metti un Mojito, và. Ok, basta così? No dunque (arrotolandosi una ciocca di capelli) com'è questo panino? C'è scritto. Ah. ... Ragazzi che mi consigliate, questo fa ingrassare? Intanto in cucina ti aspettano 7 piatti da portare. E al banco 3 vassoi pieni. L'altro ragazzo sta fumando una sigaretta fuori, ovviamente dopo aver sbagliato a segnare i numeri dei tavoli che sì, bisogna ricordare a memoria, e dopo averti fatto sbagliare un numero vergognoso di portate, nonché ah, cosa fondamentale, dopo essersi offerto spontaneamente le ordinazioni le prendo io.

Ecco le patatine. No scusa noi avevamo ordinato due panini. Ah. Moltiplicare questa scena per dieci, almeno. E contestualizzarla.