A distanza di lungo tempo, dopo L'Asociale e Il Tirchio, torna a grande richiesta su questo blog la sezione antropologia a spizzichi e bocconi, la rubrica che getta luce sui tipi umani senza però mai illuminarli del tutto.
Oggi parliamo dello Sborone, di cui mi riservo di omettere le eventuali etimologie per motivi strettamente pudici, anche e forse meglio noto come lo spaccone, lo spocchioso, il vanitoso, il saccente, l'egocentrico, ecc ecc.
Lo Sborone è un tipo umano interessante da analizzare, perché è fondamentalmente un bizzarro. Tale bizzarrìa deriva dall'esasperazione di alcune caratteristiche che presso altri soggetti, comunemente, sono presenti in formato ridotto; vale a dire: l'autoesaltazione, il narcisismo. Ciascuno di noi, infatti, ha una certa dose irrinunciabile di narcisismo, presente in vari gradi e intensità, ma in genere limitato all'autocompiacimento per un presunto o reale o attribuito ma non verificabile successo, alla soddisfazione nell'udire un complimento, al desiderio di mostrare agli altri, eventualmente anche a mezzo finzione, la parte migliore di sé, al mostrarsi, come si dice, tendenzialmente splendidi in società, e al cercare moderatamente l'approvazione altrui. Qui, forse, siamo nella norma.
Lo Sborone invece, ha la mente pressoché del tutto ingombra da un solo pensiero: io sto apparendo. L'idea che qualcuno gli stia di fronte, eventualmente nell'atto di interloquire o di guardarlo, gli procura un' incontrollata libidine, un'autentica eccitazione che probabilmente porta anche all'erezione o al suo corrispettivo femminile, ma questo non so confermarlo dato che non è mia abitudine scrutare nei pantaloni delle persone che ho di fronte, men che meno degli sboroni.