Caro Machiavelli,
lo so che tu non esisti più e che dunque indirizzarti questa lettera è privo di senso. Ma, come dice sempre mio figlio, facciamo finta che tu esista ancora. Ho un sassolino nella scarpa e voglio togliermelo. Anche perché, non si sa mai, con tutto questo progresso, non possiamo escludere nulla, nemmeno la materializzazione di un morto seicento anni dopo il suo decesso. Ebbene, vorrei dirti che non hai previsto fino in fondo fino a che punto potesse involversi il tuo concetto della ragion di stato (in realtà non sei stato il primo a usarlo, ma come al solito il più famoso si accaparra al pubblico definizioni di altri autori, più marginali).
La ragion di stato, che si traduce facilmente nel concetto di segretezza (segreto di Stato, servizi segreti, con ampio corredo semantico-istituzionale), costituisce e ha sempre costituito il vero grande motore della storia. Tutti i presunti misteri della storia - compresa quella più recente nonché quella attuale -, se vai a scavare, sotto sotto, scopri sempre che sono costruiti a tavolino dalla regia occulta di alcuni potentoni. Il caso, la tragedia, l'imprevedibile, alla fine hanno sempre un occulto autore, anche ben noto alla gente ma semmai in tutt'altre vesti. Di solito, si tratta di chi la governa, e della sua cricca - arguti finanzieri, ambiziosi parenti, amici di fertilissime relazioni, politici anche di fazioni avverse che di nascosto si schiacciano l'occhiolino. Alla fine, ed è questo il punto, c'è che lo stato coincide con questa cricca. Ora, che io pensi che lo stato sia un x con caratteristiche y e z è un conto, il fatto che lo pensi chi lo rappresenta è un altro conto: la sua opinione ha diretti risvolti operativi, la mia al massimo la annoto nella mia agendina.
"Si sa come vanno queste cose".