Appunti di Storia moderna

martedì 25 ottobre 2011

Zeitgeist, lavoro

In epoca di progressiva terziarizzazione dell'economia, parlare di potere operaio nel vecchio gergo sembra privo di senso. La condizione è cambiata, sta cambiando. La grande massa proletaria concentrata nelle fabbriche dell'Italia ricca è oggi, così spesso, per strada a reclamare il reingresso nell'azienda fallita. Nel centro-nord grosse imprese chiudono, come a catena, e i pluriennali dipendenti sono smarriti. Da ciò non si può certo concludere che l’industria sia in corso di dissoluzione – ma certo, in Italia, se la crisi economica si abbatte sui lavoratori è anche perché le imprese ne sono direttamente coinvolte; benché spesso ciò diventi un alibi per la perpetrazione dell'ingiustizia sociale.
Al contempo, la dose di rilevanza economica del settore industriale in Italia lascia progressivamente il passo al terziario, per diffondersi potentemente – con tutte le ricadute concorrenziali – nei paesi a basso costo di manodopera, l'Asia, l'Europa dell'Est. 
A questi due fattori, la crisi economica e la parallela terziarizzazione dell'economia, deve aggiungersene un terzo: la progressiva de-regolazione del lavoro.

sabato 1 ottobre 2011

Del problematico rapporto tra scartoffie e vita

L'impiegatuccia.

Già riuscire a conciliare i miei cosiddetti "sogni" con la maternità fu un lavoraccio. Trovare, poi, un impiego, inizialmente a progetto, quindi diventato "a tempo indeterminato", fu qualcosa di psicologicamente irrecuperabile. Già prima dissi che l'associazione tra tempo indeterminato e lavoro sarebbe stata impossibile per me. In tempi di martirio precario può sembrare un paradosso, al massimo un vezzo da jeune fille rangée. Ma c'è qualcosa di più profondo. 
La scrivania nera. Le crepe sui muri così bianchi, impersonali. L'umidità. Il sorriso forzato ai clienti. Le formule di cortesia. Più computer che persone. L'odio che striscia sulle scrivanie. I dispetti camuffati con le buone maniere. Gli sguardi sinistri, il rancore non ulteriormente interpretabile. E quell'entità metafisica, onnipresente, sinistra protagonista del tutto: la scartoffia. Infiniti formulari da compilare, scrivendo, con ipocrisia, che la proposta è straordinariamente funzionale alla produttività dell'azienda X. Scrivendo, utilizzavo con un ghigno misto di disprezzo e nera ironia la terminologia che poi, qui e altrove, mi affrettavo a criticare. Lo facevo con coscienza. Ero un consapevole e dissociato strumento nelle mani del linguaggio capitalista.