Selvatico, sonnolento, anarchico, ha gli occhi chiusi a metà; gli alberi le ciglia lascive, pigre. Sta sdraiato sulla costa, piano, come ad abbracciare - un abbraccio caldo e totale che ci si affonda, come amore che civetta con la morte.
Lo Ionio è il pathos sonnecchiante, languido, è Poseidone che dorme di un sonno profondo, come magma di un vulcano inattivo - una divinità intangibile, fatta di nebbie oniriche senza confini come i sogni. E' un inconscio fisico, un grande inconscio blu che straborda.
Lo Ionio ha la faccia della nostalgia. Anche vivendolo qui ed ora ha l'atmosfera del ricordo - del prima a cui bisogna tornare, anche se poi questo prima non c'è; un viaggio da fermi che lambisce l'infinito. Lo Ionio è ancestrale, come quei ricordi sbiaditi dell'infanzia, dai suoni ovattati e le immagini sfocate; è fuoco fresco, è il sublime: mistero e fascino a un tempo; specie di notte, quando i suoi enormi fianchi neri attraversati da onde di luna sembra che parlino. Dicono qualcosa che non ha parole, e non può averle - mentre dall'occhio di Selene osservano il silenzio.
Lo Ionio è un signore con la barba, saggio e fatale; un abisso divino, ambiguo e potente.
Lo Ionio è un signore con la barba, saggio e fatale; un abisso divino, ambiguo e potente.