Il lavoro, così com'è correntemente concepito, è un sequestro di persona realizzato tramite ricatto: senza questo sequestro a cui "liberamente" ti sottoponi, ci dispiace, ma schiatti.
[Qui lascio fluire la mia adolescenzialità senza freni, senza riguardo per la reputazione sociale (sei un'adulta ormai; sei fortunata; ti lagni sempre; ma cosa vai cercando; non si può avere tutto; et sim.) né per ciò che il buon borghese medio è stato addestrato a dire sin dalla più tenera infanzia]. Qui lo dico e qui non lo nego: lavorare è un ricatto sociale perpetrato con le maschere della libertà. Dal momento che il sistema ha sancito il lavoro, precisamente questo specifico tipo di lavoro, ripetitivo, a orari fissi, ecc come caratteristica principale della vita sociale, lo spazio per modi alternativi di vita sono espulsi sul nascere. E tutti considerano questo sistema di vita normale, ovvio, indiscutibile. Si tratta di un ricatto, dunque, che ha il consenso di tutti.
[Qui lascio fluire la mia adolescenzialità senza freni, senza riguardo per la reputazione sociale (sei un'adulta ormai; sei fortunata; ti lagni sempre; ma cosa vai cercando; non si può avere tutto; et sim.) né per ciò che il buon borghese medio è stato addestrato a dire sin dalla più tenera infanzia]. Qui lo dico e qui non lo nego: lavorare è un ricatto sociale perpetrato con le maschere della libertà. Dal momento che il sistema ha sancito il lavoro, precisamente questo specifico tipo di lavoro, ripetitivo, a orari fissi, ecc come caratteristica principale della vita sociale, lo spazio per modi alternativi di vita sono espulsi sul nascere. E tutti considerano questo sistema di vita normale, ovvio, indiscutibile. Si tratta di un ricatto, dunque, che ha il consenso di tutti.