Scritto per liberareggio.org
I politici e la politica costituiscono oggi più che mai oggetto di studio privilegiato per studiosi e studiose della comunicazione, un fecondo campo semiotico – date anche le caratteristiche progressivamente mediatiche della politica. Prolificano tesi di laurea sul linguaggio di Berlusconi, dibattiti sulla gestualità di Obama e editoriali sull’efficacia retorica di uno Zapatero, le librerie si affollano di testi illuminanti, da Le parole del potere, Il potere delle parole1 al recente Verità avvelenata di Franca D’Agostini2 a Il linguaggio e la retorica della nuova politica italiana: Silvio Berlusconi e Forza Italia3, giusto per fare pochi esempi. Una recente puntata dell’Infedele di Gad Lerner ha cavalcato l’onda ospitando gente del calibro di De Mauro e intellettuali stranamente in top ten come Carofiglio, affiancati da dubbi personaggi – tale Amicone esponente intellettuale del Trash barbaradursista, nonché un Travaglio sempre più necessario per motivi di audience (…senza polemica) – che interrogati sul tema, più o meno, “linguaggio e politica in Italia”, hanno persino dato vita a una discussione di livello medio-alto in televisione sulla deturpazione linguistica cui l’Italia, e aggiungerei il primo mondo tutto, va progressivamente incontro.
I politici e la politica costituiscono oggi più che mai oggetto di studio privilegiato per studiosi e studiose della comunicazione, un fecondo campo semiotico – date anche le caratteristiche progressivamente mediatiche della politica. Prolificano tesi di laurea sul linguaggio di Berlusconi, dibattiti sulla gestualità di Obama e editoriali sull’efficacia retorica di uno Zapatero, le librerie si affollano di testi illuminanti, da Le parole del potere, Il potere delle parole1 al recente Verità avvelenata di Franca D’Agostini2 a Il linguaggio e la retorica della nuova politica italiana: Silvio Berlusconi e Forza Italia3, giusto per fare pochi esempi. Una recente puntata dell’Infedele di Gad Lerner ha cavalcato l’onda ospitando gente del calibro di De Mauro e intellettuali stranamente in top ten come Carofiglio, affiancati da dubbi personaggi – tale Amicone esponente intellettuale del Trash barbaradursista, nonché un Travaglio sempre più necessario per motivi di audience (…senza polemica) – che interrogati sul tema, più o meno, “linguaggio e politica in Italia”, hanno persino dato vita a una discussione di livello medio-alto in televisione sulla deturpazione linguistica cui l’Italia, e aggiungerei il primo mondo tutto, va progressivamente incontro.
Dalla monopolizzazione indebita di concetti per così dire intrinsecamente super partes come “amore” e “libertà” per mano di alcuni partiti, alla semplificazione bruta di ogni sfera semantica attraverso la comunicazione per slogan inaugurata dalla pubblicità e fatta propria dalla politica, durante la trasmissione è emerso un panorama culturalmente agghiacciante (con sullo sfondo un volto berlusconsimile sorridente – un sorriso industriale, uno di quelli se sei triste e ti manca l’allegria, formato marketing scafato) e con una soundtrack non meno da brivido: la statistica degli analfabeti in Italia (66%, percentuale che fa la differenza ai seggi) citata con perversa voluttà dal linguista.