Scritto per strill.it
Il reggino non è un aggettivo che designi la sola provenienza geografica, bensì una categoria esistenziale trasversale a ogni tempo e luogo - ben oltre gli angusti orizzonti dello Stretto. In ragione di ciò anche un veneto o un siciliano, o un islandese possono essere reggini.
La complessa fenomenologia che lo caratterizza può essere descritta guardando al mondo animale, da sempre ispiratore di grandi spunti fisiognomici: se il romanaccio è paragonabile a un jaguaro, il milanese a una formica, il reggino, ebbene sì, collima straordinariamente con il bradipo. Più precisamente il reggino nasce dal bizzarro incrocio tra un bradipo e un mulo, accoppiatisi a ridosso di una pianta di Bergamotto. Lento e cocciuto, egli va per la sua strada, ovvero per Sbarre Centrali, Via Gebbione o Pentimele. Il passo è felpato nella misura in cui si trascina, lo sguardo è loffio, l'aria disillusa, e, non meno evidente, spesso reca un ghigno di disprezzo sulle labbra indirizzato indistintamente a tutti.