Appunti di Storia moderna

giovedì 22 luglio 2010

Il dispettuccio

Su quella forma relazionale così diffusa ma poco teorizzata.

Nella prassi sociale quotidiana, è possibile rilevare l'onnipresenza di una categoria relazionale in genere poco considerata, eppure, mi pare, così decisiva in termini di godibilità delle relazioni umane e perfino di sopravvivenza del genere umano. Il dispettuccio.

Cosa è. Il dispettuccio è definibile come quell'atto vendicativo-distruttivo operato in un contesto sociale che non lo permette. Tale divieto implicito di esistere obbliga gli impulsi misantropi a camuffarsi per conciliare la vendetta e la distruzione - pulsioni animali – col bon ton del vivere sociale. Il dispettuccio, perciò, sembra configurarsi come il prodotto dell'incontro/scontro tra animalità e civiltà; e poiché spesso le due si conciliano male nelle persone - la prima recalcitrando nella seconda senza trovare vie di sbocco accettabili - l'essere umano travolto dalle due pulsioni uguali e contrarie deve per forza trovare una via di fuga, che inimmaginabilmente spesso consiste nel dispettuccio.
Sotto questo punto di vista, il dispettuccio è una sorta di compromesso storico fra ciò che è stato represso e ciò che reprime: è il subdolo insinuarsi della bestia che c'è in noi nella tranquilla quotidianità borghese.
Esempi e sinonimi. Per chi ancora non lo avesse capito, il dispettuccio si manifesta nelle forme della cosiddetta frecciatina, o man bassa.

domenica 11 luglio 2010

Saperlo per finta e per forza

Trovo Shymalan un regista che sa cogliere l'essenziale, e che benché talvolta non sappia raccontarlo senza cadere in certi schemi rappresentativi stereotipati propri dell'industria del cinema, in genere i suoi film mi suscitano l'impressione di muovere da presupposti concettuali estremamente acuti.  
The village e E venne il giorno appartengono a quella - invero scarna - categoria di film la cui essenzialità riesco a cogliere molto dopo la loro visione: un brusìo concettuale la accompagna, e la segue - qualcosa di difficilmente decifrabile che poi, dopo una lunga gestazione rielaborativa, emerge lasciando profonde tracce. 
Lentamente dunque riesco a capire perché mi aveva colpito, nel film E venne il giorno di Shymalan, la scena in cui l'anziana eremita ferma l'impeto informativo dei suoi ospiti  - in fuga dal delirio del mondo - con un incisivissimo "non voglio saperlo". La morte è dietro l'angolo, il mondo si prepara a diventare un cimitero e tutti sono in fuga, ma non c'è spazio per simili esortazioni ansiogene, perché la vecchia sottrae volutamente al dialogo le condizioni per l'informazione. Così, la scena descrive un moto tendenzialmente rivoluzionario: bloccare il flusso informativo è possibile.