Appunti di Storia moderna

lunedì 28 giugno 2010

Callida iunctura

Leopardi è uno di quegli autori con cui combatto "da una vita". Ci sono delle cose che non riesco a perdonargli, proprio perché lo apprezzo - per la sua abissale capacità di cogliere l'essenziale, rara qualità in tutti i tempi. 
Il mondo è un dispersivo coacervo di moltitudini, nel quale scorgere il senso profondo o la direzione principale delle cose (che può spiegarle in modo potenzialmente definitivo scorgendone il nesso invisibile ma sostanziale), ma, soprattutto, dirla, è estremamente difficile - richiede il possesso di strumenti osservativi, valutativi, espressivi, emotivi straordinariamente profondi, rari. Lui aveva questa bellissima possibilità, e nella poesia, secondo me, avrebbe potuto raggiungere una perfezione superiore*, di cui era ben capace: più della metà dei suoi Canti** sono fitti di pleonasmi, verbosità, ripetizioni, compiaciuti arcaismi e non ultimo "patetismi", che hanno, per il mio gusto, indebolito la forza sua espressiva. Il Leopardi delle Operette morali, dello Zibaldone, è il Leopardi che mi piace: la sua forza sta nel discorso penetrante e articolatissimo, nel dare il nome giusto a meccanismi non direttamente visibili, grazie a un'intelligenza combinata a un'emotività penetranti, che lo avrebbero reso, se solo vi si fosse cimentato, un grandissimo romanziere - come ebbe a dire Calvino. 

sabato 19 giugno 2010

L'orologio del femminismo gira all'indietro

La brava Marsia si esprime sulle opinioni illuminate di Susanna Tamaro sul femminismo: un condensato aberrante  di semplificazione e qualunquismo, con picchi di moralismo grezzo misto a ignoranza storica - all'interno di un  quadro argomentativo irrazionale. E', infatti, nel caso di Tamaro, il sentimentalismo della prima impressione del cuore (o "core") a dirigere le opinioni, come si potrà constatare leggendo il suo articolo. 
Si dà spazio a Tamaro sul Corsera, come si è dato spazio alla talaltra Scaraffia sul Riformista, che non lesina exploit semplificazionisti per lo stesso giornale, e se non fosse che in contemporanea l'editoria sembri rivivere un periodo di rifiorente riflessione femminista, post-femminista o semplicemente critica nei confronti della moda dello stereotipo della gnocca scema operata da industria culturale & co., sarebbe non impossibile credere: oddio, che è successo, l'orologio della concezione femminile è stato riportato indietro di più di mezzo secolo. 

giovedì 10 giugno 2010

L'Ottuso

Questo identikit antropologico si rivela particolarmente urgente. Siamo circondati. Ricerche approfondite del CNR dicono che non c'è una stagione precisa in cui vadano alla ribalta, ma sono emerse delle tendenze geografiche particolarmente rivelative. Le masse ottusoidi paiono concentrarsi per lo più nel Nord del mondo: nei paesi industrializzati, nelle democrazie. Lasciamo da parte le considerazioni etico-politiche che facilmente ne scaturiscono, omettiamo cioè che ciò implicherebbe che, se essi costituiscono la maggioranza della popolazione, è a loro che va ascritta la più consistente produzione di leggi. Lasciamo da parte, sì, questa questione pruriginosa, e proseguiamo stoicamente con altri dettagli scottanti, data l'urgenza.
Le difficoltà statistiche che rendono impossibile un serio censimento della popolazione ottusa sono dovute, in primo luogo, ai limiti della sondaggistica. L'Istat ci ha provato, a porre a un campione relativamente esteso, la domanda si-definirebbe-ottuso. Il progetto statistico è saltato a causa di decine di denunce all'istituto, e al fioccare di oscenità degli intervistati che rendevano di fatto impossibile una ricostruzione professionale della realtà ottusoide del Paese. 
Fazio fa sapere che al momento non è pronto nessun vaccino. Gli anticorpi dell'ottusità muoiono nell'atto stesso dell'inoculazione. Ciò rivela una tendenza intrinsecamente intrinseca dell'organismo dell'Ottuso, rinvenibile presso tutti gli apparati, in specie quello cerebral-nervoso e quello acustico, che consiste propriamente in quella che i ricercatori chiamano "persistenza escludente", il che vuol dire, in breve, che non ci sono vie di mezzo, e se sei infetto sei infetto e basta. Non ci sono sfumature interne all'ottusità. (L'Ottuso è "mono" tutti i sensi, come si evincerà dalla descrizione che segue. Monocromatico, monodirezionale, mono-tono). Mentre se non lo sei, hai come il piede costantemente nella fossa (cit.) e il germe ti ronza attorno come una zanzara in pieno agosto a Milano. E' perciò della massima importanza non ritenersi mai definitivamente al di là della barricata, dalla parte degli intelligenti. 
E' una patologia a decorso terminale. Cioè, non è che di ottusità si muoia, ma si sviluppa un approccio virulento con l'ambiente umano circostante  che porta caso mai alla morte degli altri (da ora in poi, le vittime, NdA)- senza che sia possibile estirparlo una volta contratto.  
L'Ottuso è un'entità umana di non immediata identificazione per i meno allenati. Tuttavia, non è affatto impossibile riconoscerlo subito, talvolta basta solo un'occhiata. Sì. 
Fattori estetico-vestimentari. L'Ottuso veste sempre casual, ma non tutti quelli che vestono casual sono ottusi. C'è una tendenza cromatica che può aiutare a identificarlo: in genere predilige il rosa o l'azzurro, le scarpe bianche, le polo. E i pantaloni di colore rigorosamente pastello. Porta in genere gli occhiali da sole, ma "non è detto" (cit.). La sua faccia è anonima. In genere pallida, oppure lampadata (comunque in partenza sempre pallida), ospita un sorriso dai denti sconnessi ma non troppo. Gli occhi sono di solito color nocciola. Spero di avervi aiutato.