Disamina disarticolata dell'aggettivo "utile" senza pretese di esaustività
Ci sono tre aggettivi di uso corrente su cui vorrei porre l'attenzione. Si tratta di parole chiave, parole particolarmente rappresentative del cosiddetto "sistema", ma in quanti altri modi potremmo chiamare questa entità informe - o meglio dalle infinite forme - che ci avvolge e ci intride di sé quotidianamente: potere onnipervasivo, industria culturale, forma mentis capitalista? Insomma, si è capito.
Queste parole sono, in ordine casuale, utile, attuale, ingenuo. Le “tratterò” (è una parola grossa chiaramente) in sedi distinte - oggi tocca a utile, fermo restando che di termini ideologici ce n’è un abisso (ad esempio: innovativo, produttivo, concreto, ecc.)
Qui le uso polemicamente: il mio pseudonimo è "Anacronista" e questo è il "taccuino di un'ingenua". Il riferimento implicito a "utile" è nel trafiletto introduttivo, in alto a destra.
Propongo una disamina disarticolata di questi aggettivi, alla luce della loro forza esemplificativa rispetto al sistema di cui sopra, per mostrare la loro deformazione semantica, o, meglio, la loro tensione semantica orientata dal contesto capitalista. C'è, cioè, un sostrato ideologico che fa prendere al loro significato una direzione specifica, ideologica appunto. Ciò è l’espressione della tendenza intrinseca del potere multiforme ad espandersi indefinitamente, fino a penetrare il linguaggio. Se le lingue sono “visioni del mondo” (Humboldt), non si vede infatti perché le parole di una lingua non debbano prendere la piega che questo mondo fa loro prendere.