Appunti di Storia moderna

sabato 25 aprile 2009

La saccoccia è pronta

Due maglioni. Un jeans. Intimo. Calzini e un'asciugamani. Il sacco a pelo. Il cuscino. Caricabatterie e macchina fotografica. Pile. Tenda per 4. Biglietti. 200 euro(basteranno?).

Olanda, arrivo.

Ah, lo spazzolino.


Vi auguro di sopravvivere alla mia assenza.
State bene.

mercoledì 22 aprile 2009

Urgenze

Tratto da qui.

Antefatto:
Pianeta Terra, 2008 d.C.

Da un po’ di mesi le giunte di centro-destra-destra di molte città d’Italia, in modo speciale del centro nord-nord stanno cercando di eliminare dal centro cittadino alcune tipologie di negozi, in particolare quelli di provenienza “etnica” e nello specifico ristoranti etnici che servono kebab, pollo al curry ed altre prelibatezze gustate dai seguaci di Bin Laden, dai negretti e da molta gioventù italica, evidentemente traviata.
Ha cominciato Bergamo, ora è la volta di Lucca ed è allo studio anche una legge regionale lombarda.

Ora, trasferiamoci nel 2012 perchè l’astrologo di Domenica in ci ha raccontato cosa accadrà in quell’anno, oltre alla fine del mondo.

New York, 31 gennaio 2012.
Dopo il clamoroso successo in Italia delle iniziative del Popolo della libertà riguardo la proibizione di mangiare cibi etnicamente “strani” in favore delle sane tradizioni locali, anche Obama è sceso in campo ordinando la chiusura dei ristoranti italiani e proibendo la somministrazione della straniera pizza in tutto il territorio USA. E questo per favorire le “bistecche alte un dito ed una montagna di patate” che rappresentavano il piatto tipico di Tex Willer.
L’idea della libertà è stata fatta propria da un po’ tutte le nazioni civili.Quindi quasi tutti i nostri prodotti non sono più esportabili.Vietata la pastasciutta anche in Brasile ed in Giappone.

Dopo aver dato prova di assoluto liberalismo, decidendo a livello politico, chi dovrà essere eletto e chi no, il Popolo delle libertà ha, nel corso degli anni, ampliato il controllo liberale anche su cosa gli italiani possono o non possono mangiare. Quindi niente Kebab, niente pollo al curry, niente spezie orientali nei nostri ristoranti. In ogni regione si mangerà quello che decidono i politici della libertà.
La Lega, spiazzata da questa ondata di provincialismo sovietico del PDL, ha dovuto rintuzzare l’attacco da parte di un suo storico alleato.
(...)
Ah, per le tradizioni da rispettare, grande sconforto nel Veneto, ormai da anni indipendente, perché, oltre alle 14 ore al giorno di Lino Toffolo a Tele-Pannocchia, non si riesce a programmare niente di sano divertimento veneto. E anche l’unica festa consentita, il “pan e vin”, comincia a mostrare la corda. L’imposizione alimentare del PdL sta creando dei veri mostri. Sembra, ad esempio, che in Valtellina si stiano formando delle Brigate anti-pizzoccheri e che il Kebab proveniente dalla vicina Svizzera sia pagato al mercato nero cifre folli, a più zeri.
C’è anche il caso dell’imprenditore veronese intercettato dalla polizia culinaria mentre contrattava con la mafia russa una partita di caviale del Volga in cambio di 4 extracomunitarie in buona salute. Ma, ci si chiede sottovoce, qual è stato il vero motivo della crociata del centro-destra contro i cibi “etnicamente distanti” (testuale nel decreto di Lucca)?E’ per garantire la nostra produzione locale o toglierci dai…piedi dal centro delle città gli extracomunitari, noti estimatori del kebab e soci?Ai veri liberali l’ardua sentenza.

domenica 19 aprile 2009

Di facebook e altri demoni

Ovvero: dell'illusione di essere i protagonisti.

Lo sappiamo già che è il grande fratello de noantri. "Stamattina ho male al molare destro", "vado a fare shopping", "odio il sushi". Per carità, informazioni degne del massimo rispetto. Ma è il tempio dell'inazione: ognuno afferma se stesso, senza alcun obiettivo che non sia quello di vomitarsi un pò addosso.
E' perfino possibile esprimere emozioni attraverso una formula prestabilita, quel "mi piace" senza ulteriori sfumature e specificazioni. Clic. Peccato che manchi l'opzione "mi disgusta" o "interessante, ma bisogna considerarlo sotto un altro punto di vista", no, per le sfumature bisogna che agisca tu, eh che ci vuoi fare. Dai, scrivi.
Sono sicura che prima o poi aggiungeranno l'opzione "abbraccialo", "dagli una pacca sulla spalla", "bacialo appassionatamente", "rimproveralo accigliato", "compiacitene con entusiasmo", "mi stai sul cazzo": ma forse sono troppo ottimista.

Magari dici la tua. Ma non dimenticare che leggeranno quello che hai scritto a Gianfranco Salumotti altre 300 persone, sì, gli amici degli amici: quelle entità informi che si aggirano come spauracchi nel monitor ("aggiungi ai tuoi amici Gioacchina De Benedettis", e la sua faccia è lì, trionfante, con gli occhiali da sole mentre scruta un improbabile orizzonte). Ne consegue che stare su facebook è come urlare in mezzo alla folla un non ulteriormente specificato "MI PIACE!" mentre tutti si voltano a guardarti. Le uniche modulazioni del volume previste sono due: l'urlo o il silenzio. Quest'ultima è la meno auspicabile: che fai, non ci metti pure tu, la tua faccia? Perché questo è il senso nascosto del, come i webbisti amano feticisticamente dire, quasi con aria snob, nuovo social network: "mettici anche tu, la tua faccia".

(Che poi, ho sempre provato una sensazione strana di fronte a questa parola, faccia. Sembra quasi un insulto. Che so, volto sarebbe un tantino più delicato).

Tuttavia, pare che gli ideatori si siano per tempo accorti che un sito basato interamente sulla metafora della pseudodalliana Piazza-Grande (che è in definitiva la trasposizione virtuale del marcuzziano GiEffe), dove gli interlocutori si scambiano urla brutali in mezzo a una folla informe, sarebbe durato poco. E allora giù con altre ideucce innovative.
Tra tutte, spicca il fatidico diventa fan. Essì, è la più alta azione concessa: proclamarsi fan di qualcuno o qualcos'altro, in genere miti televisivi (mai letto, che so, "diventa anche tu fan di Verga"), o di azioni quotidiane di infima importanza (es. "diventa fan di mangiare la nutella") o di altri social networks ("diventa fan di Invisibile di msn"), in un'autoreferenzialità senza pari nella storia umana.
Ma ci sono pure i giochetti, eh. Appaiono le facce (pardon: faces) dei tuoi fatidici amici, ed è così amazing! Non lo so, a me fa ridere vedere sbucare le facce dei miei amici così all'improvviso, tipo la faccia ammiccante di Pincopalla che estasiata sfoggia uno sfondo di palme, mentre mi spremo le meningi per trovare il quattordicesimo anagramma di "amaca".

Ogni volta che ci entro, le stesse oprazioncine pronte per essere eseguite, dando forma all'ennesimo tran-tran della giornata.
Regna la ripetizione dell'uguale. No, qualcosa di molto meno poetico del nietzscheano eterno ritorno.

Vabè, ma a me i giochetti al computer vengono a noia. E ora che faccio?

Posso mandare un regalo a Giuliano Pasticcetti, o anche solo offrirgli un caffè, senza spendere soldi e senza neanche assaporarlo, quel caffè, in una simulazione del reale che dà ben poco da godere ai sensi. Puoi fare tutto comodamente da fermo e in poltrona: parlare, ascoltare, leggere, bere un caffè, scartare un regalo, in una parola esistere, stando in solitudine e allo stesso tempo dandoti l'illusione di vivere una vita sociale. Immoblismo. Attivtà psicofisica ridotta al minimo in-essenziale (stand-by, direbbero i webbisti). I lombrichi sono più attivi, oh, quelli almeno strisciano.

Ma ci sono i gruppi! Quasi quasi mi iscrivo a "Quelli che...si grattano l'orecchio sinistro".Nascono come forum, finiscono come cimiteri, con tutti i nomi delle buonanime in ordine alfabetico, o come le lunghe liste con cui i funzionari del comune (sez. Anagrafe) hanno a che fare ogni giorno. (Mi si perdoni la similitudine a tinte fosche). Sfido io, a conversare per ore il 2954 persone sul fatto di grattarsi l'orecchio: proprio come nei talk show.
Ma ci sono i test! "Scopri che canzone del momento sei", "chi ti porteresti a letto: Brad Pitt o George?", "scopri in percentuale quanto sei femminile", "sei veramente intelligente?" in particolare quest'ultimo quiz pieno di errori grammaticali e dubbia sintassi.
E se hai solo 5 amici?. Solo un aggettivo può restituirti il senso di ciò: sfigato. E' chiaro, è un social network, non un a-social network. Guarda Tizia Tizzetti ne ha 135, che culo... E' Facebook, oppure: quando la matematica subentra all'amicizia.
Mmm, uff. Ma ci sono le foto! "Anvedi quant'era sbronzo qua er caciotta!" , "siete bellissimi, veramente", "maddai, chessei stata alle Maldive?" et similia.

Ok, ho visto le foto di tutti i miei amici. Le ho commentate tutte, tutte. Ora che faccio?
Oddio: che faccio? Eccola che arriva: la noia.
E si percepisce, l'ansia smodata degli ideatori di in-trattenerti.
Eppure, sai di non esserti divertito neanche per un secondo, sai di non aver effettivamente fatto nulla, almeno nel senso tradizionale della parola fare*. L'immaterialità dell'oggetto con cui ti rapporti, poi, inasprisce questa vaga ma non troppo sensazione di nulla.


*compiere, operare, creare, produrre; eseguire; fabbricare, edificare; preparare, eleggere, nominare, raccogliere, mettere insieme, esercitare un'arte, una professione, un mestiere; praticare, essere utile, conveniente, [detto del tempo] compiersi, essere.