Appunti di Storia moderna

martedì 24 novembre 2009

Stacanovismo militante post-mussoliniano

Burocraticamente rotonda e brunetta.

Concederò un immeritato spazio all'attualità, discutendo della proposta del Sig. Rotondi in merito all'inopportunità della pausa pranzo durante il lavoro.
Beh, io sono profondamente d'accordo con la proposta del Sig. Rotondi. Ha fottutamente ragione. Ne abbiamo abbastanza, io, Brunetta, e il Sig. Rotondi, di questa fama di pelandroni che gli italiani hanno nel mondo, ma soprattutto, del vertiginoso calo dell'italico Pil dovuto ai panini del McDonald's che ogni giorno, per almeno una lunghissima mezz'ora, si adoperano a infilare nelle loro maledettamente improduttive fauci.
Tuttavia la proposta del Sig. Rotondi ha dei limiti evidenti, ai quali io, in qualità di cittadina attivista, leghista e stakanovista, m'impegno personalmente ad ovviare raccogliendo firme in tutt'Italia perché la proposta che sto qui per delineare in anteprima mondiale diventi legge.
Eccola.
Io mi chiedo.
A questo punto, per essere coerenti fino in fondo, stakanovisti fino in fondo, fedeli alla mentalità aziendale fino in fondo, produttivi fino in fondo, perché non abolire la pausa pipì durante l'orario di lavoro?

sabato 21 novembre 2009

"Me ne fotto del Rwanda".

Lentamente prende forma la-mia-visione-del-mondo: da incerta e sfocata quale è sempre stata, comincia ad assumere tratti netti, ma sempre con molta molta lentezza. Nel senso che per arrivare definitivamente all'assunzione di un'idea possono passare anni e anni di spunti, elaborazioni, rielaborazioni, ripescaggi e abbandoni, consapevoli o non consapevoli, finché mi sento addosso un'idea corposa, la sento tutta, intera, ed è mia fino in fondo.
Ok. Racconterò brevemente la travagliata genesi dell'idea che solo stasera, dopo anni di arrancamento a fatica, ho cominciato a focalizzare davvero.

Sul sociale.

Anni fa vidi la famosa puntata del Maurizio Costanzo Show in cui Carmelo Bene si confrontò bizzarramente con le "masse". Insomma, come tutti, rimasi molto colpita da alcune sue frasi (non tanto dall'atteggiamento, invece, che ho trovato perfetto) che a distanza di tempo mi tornano in mente con una certa insistenza ad ogni occasione che mi consenta un'associazione di idee.
Dopo vari "Me ne fotto della storia" e invettive condivisibilissime contro l'istituzionalizzazione della cultura, rimasi folgorata dalla frase che funge da titolo del post.
Amai moltissimo la crudele e compiaciuta sincerità con cui pronunciò quelle parole, ma ancor più mi sentii costretta a rielaborarle e da allora non me ne sono più liberata.
Traccia del tema: Il sociale.
In adolescenza ho letto parecchi libri che ponevano, tragicamente o meno, il famoso problema dell'engagement. Temo che abbia prodotto degli effetti notevoli il fatto che il primo fra questi fosse Cesare Pavese - ad essere sincera non ricordo se si trattasse di La casa in collina o de La luna e i falò. In quei libri c'era un'angoscia con cui ho empatizzato subito e che distiguo chiara e nitida ancora adesso: l'angoscia del disimpegno.

mercoledì 11 novembre 2009

Parentesi ontogenetica

(Oggi ho fatto un colpo di tosse e lui è corso verso di me, per appoggiare la sua testolina sulla mia spalla. Consolatami, ha cominciato a simulare una crisi di tosse, sorridendo furbamente tra un colpo e l'altro.
Oggi gli ho detto no decine di volte, e lui mi ha sempre ascoltato, con quello sguardo incerto tra il desiderio di continuare e la minaccia del rimprovero.
Oggi gli ho chiesto di ripetermi un pò le vocali, e lui finalmente ha aggiunto alle già note a, e anche la difficilissima i.

giovedì 5 novembre 2009

Il silenzio delle donne?

Scritto per liberareggio.org (e pare che sia piaciuto a Lorella Zanardo...)

Il 19 ottobre ho finalmente avuto il piacere di assistere nella mia in genere disattenta città ad un convegno sul tema dell’attuale condizione femminile in Italia, organizzato dall’associazione “Donne in rete” presso il palazzo del consiglio regionale. Moltissime le donne adulte presenti, neanche una coetanea, qualche uomo, molti, forse troppi i politici.
La proiezione del documentario “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo ha dato il via alle discussioni, e qui mi sento di dover fare un inciso: quel documentario ha il merito di avere aperto un dibattito diffuso di cui quello tenutosi a Reggio è solo un esempio, ha risvegliato l’attenzione sul tema che anni e anni di attivismi e associazionismo militante non erano riusciti a porre sul tavolo della politica e del dibattito mediatico, ma soprattutto ha risvegliato l’attenzione delle donne e forse degli uomini che lo hanno visto, contribuendo così a innalzare il loro livello di consapevolezza.