Ora, a noi non interessa mitizzare nessuno. Osservare il più profondamente possibile, dobbiamo.
Beppe Grillo non è un leader carismatico, né un critico acuto, è solo uno che sarcasticamente comunica le contraddizioni della classe politica. Pubblicamente. Facendo leva sul suo pregresso successo, oggi la gente può sfruttare il suo potere mediatico per dire, più o meno, la sua.
Come si vede la demcrazia oggi ha la sua sede privilegiata non nel Parlamento, quanto piuttosto nei mezzi di comunicazione; e specifichiamo, nellla televisione, la più diffusa cioè onnipervasiva. Essa è la quotidianità.
Come avevamo già detto, i media sono tutt'altro che democratici ma i fatti di oggi dimostrano che la gente per parlare ai politici non deve rivolgersi ai partiti, dove le questioni probabilmente perirebbero sul nascere, ma a chi detiene un potere mediatico non indifferente.
Direi che Grillo è un rappresentante politico - eletto in barba a tutti i regolari iter elettorali possibili - della gente comune, la quale soffre con evidenza di quell'aura di impeccabile superiorità di cui gode la classe dirigente politica.
Schumpeter aveva ragione. Democrazia e mercato sono oggi due modelli più prossimi di quanto si possa credere a prima vista. Entrambe campano grazie alla competizione, in entrambe gli apparati dirigenti vivono in iperuranica distanza dalle genti. In questo quadro, il voto è l'unico obiettivo dei politici, che pur di accaparrarsene la maggiore quantità, elaborano i loro programmi politici cercando di riprodurre il più fedelmente possibile le aspirazioni del buon cittadino medio. Ecco perché i programmi politici di rappresentanti di opposti schieramenti, sono praticamente uguali.
Il paradosso sta nel fatto che a queste parole, direi circa un 80% di persone scrollerebbe le spalle con impazienza, come a dire "mbè? ora l'hai scoperto? questa è la realtà". E' questo tipo di atteggiamento, a mio avviso, che concorre alla stabilizzazione definitiva e totale dello status quo. Dare per scontata una realtà sbagliata, guardarla quasi come se in fondo non fosse poi tanto male, assumere in sé questo scenario alienante e trasfigurarlo come auspicabile, significa sbattere la porta in faccia ai cambiamenti possibili nonché consacrare l'ordine esistente all'eternità.
Il realismo non è realista quando esclude ogni possibilità di superamento della realtà di cui tratta. Altrimenti non vedrebbe le istanze di ribellione allo stato di cose attuale, che pure qualcosa ci dicono dell'essenza di questo stato di cose attuale.
Democrazia allora non è che un esercizio limitato consistente nella limitata indicazione di-chi-ci-governerà.
Cioè, di chi dovrà far parte dell'élite. Ma allora non è democrazia. E' un'oligarchia che dà delle concessioni (formali) al popolo, le quali concessioni non sono che un noioso retaggio di secoli di storia cioè di lotte per i diritti, una maschera di legittimità che ricopre le storture del sistema. In due parole: una caricatura della democrazia.